Gli Economisti atterriti

Lo scorso anno, in Francia, un gruppo di economisti che si definiscono Économistes atterrés ha pubblicato un interessante Manifesto (Manifeste d’économistes atterrés), che è stato sottoscritto da oltre 700 altri economisti, di Francia e non solo, ed è stato anche ripetutamente tradotto e pubblicato in Italia, a cura di Sbilanciamoci e di European alternatives.
La scuola di economia francese ha sicuramente nobili tradizioni, e negli ultimi tempi emerge tra gli economisti d’oltralpe una certa autonomia di pensiero, un tentativo di liberarsi dagli schemi precostituiti di certo liberalismo anglosassone che invece sembra fare gran messe di proseliti tra gli italiani, persino nella sinistra italiana.
Questi Économistes atterrés propongono una lettura della attuale crisi, stigmatizzando i 10 errori capitali (scherzando ma non troppo, potremmo dire: gli errori capitalisti )  che secondo loro sono stati sinora commessi nell’affrontare la crisi, errori che corrispondono ad altrettanti “luoghi comuni” propalati dai media e dei quali i politici (affamati di soluzioni semplicistiche), si sono affrettati ad appropriarsi; in calce gli Économistes atterrés aggiungono 22 proposte di politiche economiche alternative formulate per affrontare efficacemente la crisi.
Consiglierei di dare un’occhiata al Manifesto (qui il link per scaricarlo), che sembra piuttosto valido anche dopo qualche mese, qui di seguito segnalo solo i punti salienti, i 1o luoghi comuni, e relativi errori capitalisti, con le relative 22 contromisure.

Luogo comune n°1: “i mercati finanziari sono efficienti”
Per ridurre l’inefficienza e l’instabilità dei mercati finanziari, si propongono quattro provvedimenti:
provvedimento 1: separare rigorosamente i mercati finanziari e le attività dei protagonisti della finanza, proibire alle banche di speculare per proprio conto, per evitare la propagazione di bolle e di crac:
provvedimento 2: ridurre la liquidità e la speculazione destabilizzatrice attraverso controlli sui movimenti dei capitali e delle tasse sulle transazioni finanziarie:
provvedimento 3: limitare le transazioni finanziarie a quelle rispondenti ai bisogni dell’economia reale (es: CDS solo per i detentori di titoli assicurati, ecc.);
provvedimento 4: limitare la remunerazione dei traders.

Luogo comune n°2: “i mercati finanziari sono favorevoli alla crescita economica”
Per porre rimedio agli effetti negativi dei mercati finanziari sull’attività economica si propongono tre provvedimenti:
provvedimento n°5: rinforzare in maniera significativa il contro-potere nelle imprese al fine di obbligare le direzioni a prendere in considerazione gli interessi dell’insieme delle parti impegnate;
provvedimento n°6: aumentare fortemente l’imposizione dei redditi più alti così da scoraggiare la corsa a rendimenti insostenibili;
provvedimento n°7: ridurre la dipendenza delle imprese di fronte ai mercati finanziari sviluppando una politica del credito (tariffe preferenziali per attività prioritarie a livello sociale e ambientale).

Luogo comune n°3: “i mercati sono ottimi giudici della solvibilità degli stati”
Per ridurre l’influenza della psicologia di mercato sul finanziamento degli Stati si propongono due provvedimenti:
provvedimento n°8: le agenzie di rating non dovrebbero essere autorizzate a pesare arbitrariamente sui tassi d’interesse dei mercati obbligazionari abbattendo le note di uno Stato: esse dovrebbero regolare la propria attività esigendo che questa nota risulti da un calcolo economico trasparente;
provvedimento n° 8bis: liberare gli Stati dalla minaccia dei mercati finanziari garantendo l’acquisto di titoli pubblici da parte della BCE (Banca Centrale Europea).

Luogo comune n°4: “l’impennata dei debiti pubblici deriva da un eccesso di spese”
Per ripristinare un dibattito pubblico consapevole dell’origine del debito e dunque dei metodi di rimedio si avanza una proposta:
provvedimento n°9: condurre una verifica del debito pubblico e cittadino, per determinarne l’origine e conoscere l’identità dei principali possessori di titoli di debito e gli importi detenuti.

Luogo comune n° 5: “bisogna tagliare le spese per ridurre il debito pubblico”
Per evitare che il risanamento della pubblica finanza provochi un disastro sociale e politico si propongono due provvedimenti:
provvedimento n°10: mantenere il livello delle tutele sociali, o cercare di migliorarle (assicurazione contro la disoccupazione, alloggi);
provvedimento n°11: aumentare la dotazione di bilancio in materia di educazione, di ricerca, d’investimento nella riconversione ecologica … per creare le condizioni di una crescita sostenibile, permettendo un forte calo della disoccupazione.

Luogo comune n°6: “il debito pubblico riversa il peso dei nostri eccessi sui nostri figli”
Per recuperare in modo equo le finanze pubbliche in Europa e in Francia proponiamo due provvedimenti:
provvedimento n°12: ridare un carattere redistributivo alla tassazione diretta sui redditi (soppressione delle nicchie, creazione di nuove unità e aumento dei tassi d’interesse sul reddito);
provvedimento n°13: rimuovere le esenzioni concesse a imprese senza sufficiente effetto sull’occupazione.

Luogo comune n°7: “è necessario rassicurare i mercati per finanziare il debito pubblico”
Per rimediare al problema del debito pubblico si propogono due provvedimenti:
provvedimento n°14: autorizzare la Banca Centrale europea a finanziare direttamente gli Stati (o imporre alle banche commerciali di sottoscrivere l’emissione di titoli di Stato), a bassi tassi d’interesse, allentando la camicia di forza nella quale i mercati finanziari li stringono;
provvedimento n°15: se necessario, ristrutturare il debito pubblico, ad esempio limitando il servizio di debito pubblico a una certa % del PIL, e operando una discriminazione tra i creditori in base al volume dei titoli che detiene: i grandi redditieri (individui o istituzioni) devono consentire un sensibile allungamento del profilo del debito, e anche annullamenti parziali o totali. Bisogna anche rinegoziare i tassi d’interesse esorbitanti di titoli emessi da paesi tormentati dalla crisi.

Luogo comune n°8: “l’unione europea difende il modello sociale europeo”.
L’Europa avrebbe dovuto permettere ai paesi membri di mantenere un alto livello di spese pubbliche e di ridistribuzione, proteggendo le loro capacità e finanziandoli attraverso la distribuzione della tassazione su persone fisiche, imprese e redditi del capitale. Affinché l’Europa possa davvero promuovere un modello sociale europeo, si propogono due provvedimenti:
provvedimento n°16: riformare la libera circolazione dei capitali e delle merci tra l’Unione europea e il resto del mondo, negoziando degli accordi multilaterali o bilaterali se necessario;
provvedimento n°17: al posto della politica di competizione, fare dell’ “armonizzazione nel progresso” il filo conduttore della costruzione europea. Costituire degli obiettivi comuni vincolanti da raggiungere nel progresso sociale così come in macroeconomia (dei GOPS, grandi orientamenti di politica sociale).

Luogo comune n°9: “l’euro è uno scudo contro la crisi”
La rigidità monetaria e fiscale, rafforzata dall’euro, ha contribuito a spostare l’intero onere degli adattamenti sul lavoro. Affinché l’euro possa realmente proteggere i cittadini europei dalla crisi si propongono tre provvedimenti:
provvedimento n°18: garantire un coordinamento efficace delle politiche macroeconomiche e una riduzione degli squilibri commerciali tra i paesi europei;
provvedimento n°19: compensare gli squilibri di pagamento in Europa attraverso una Banca di Regolamento (che organizzi prestiti tra paesi europei);
provvedimento n°20: se la crisi dell’euro conduce alla sua frammentazione, in attesa del ristabilimento del bilancio europeo, stabilire un regime monetario intraeuropeo (moneta comune di tipo “Bancor”) che organizzi il riassorbimento dei bilanci commerciali all’interno dell’Europa.

Luogo comune n°10: “la crisi greca alla fine ha consentito di andare verso un governo economico e una vera solidarietà europea”
La crisi permette d’imporre forti riduzioni delle spese sociali, obiettivo perseguito dai sostenitori del neoliberalismo. Per fare un passo verso un governo economico e una solidarietà europea proponiamo due provvedimenti:
provvedimento n°21: sviluppare un sistema di tassazione europeo (tassa carbone, tassa sui beni …) e un vero bilancio europeo per aiutare la convergenza delle economie e muoversi verso un’uguaglianza delle condizioni di accesso ai servizi pubblici e sociali nei diversi Stati membri sulla base di pratiche migliori;
provvedimento n°22: lanciare un vasto piano europeo, finanziato dalla sottoscrizione per il pubblico a tassi d’interesse bassi ma garantiti, e/o dalla creazione monetaria della BCE per avviare la riconversione ecologica dell’economia europea.

Oro colato, ovviamente non viene da nessuna fonte, però è interessante constatare come da più parti ed in numerosi Stati (a partire dagli Stati Uniti), si cerchi oggi di riflettere sui fondamentali, per così dire, delle politiche economiche (per esempio sulla moneta).
Questi stimoli per lo più vengono da economisti, e persino politici, schierati in un’area che potremmo definire di sinistra; non parliano neppure dell’America latina, ma accade, vediamo, anche in Europa. Molto meno, sembra, in Italia dove il maggior partito parlamentare che guarda a sinistra oggi è schierato su posizioni di supporto ai Mario Bros (Mario Monti e Mario Draghi, entrambi GoldmanSachs boyz), al punto da ripetere a pappagallo proprio alcuni di quei “luoghi comuni” deplorati dagli Atterrés francesi; posizioni talmente allineate sulla lettera neoliberista da far sembrare, per le sue decise prese di posizione proprio contro alcuni di questi “luoghi comuni”, il socialdemocratico Martin Schulz (neoeletto Presidente dell’Europarlamento), un pericoloso radicale.

Per gli interessati, cliccando sulla prossima pagina (pagina 2 qui sotto), vi propongo (in esclusiva :- )  la traduzione di un’intervista ad uno degli economisti Atterrés su problematiche che concernono la moneta e le politiche monetarie.

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