Finanza, pornografia e illegalità

Dunque, ormai un po’ da tutte le parti si ripete che la finanziarizzazione dell’economia è la mutazione che ha creato il virus alla base della crisi sistemica dei tempi presenti.
Crisi che, finalmente si capisce, non può passare come un’influenza ma che sta prendendo le sembianze di un flagello, di una peste.
Cosa sia la finanziarizzazione dell’economia è una cosa difficile ma semplice da spiegare, provo tratteggiando uno scenario: oggi il valore complessivo della massa monetaria (nei suoi diversi aggregati o forme), cioè l’offerta di moneta nel sistema globale, si conta per circa un 2% in valuta corrente, le monete e banconote che maneggiamo, la base monetaria; per un 12% in moneta bancaria, che maneggiano le banche, per esempio nei nostri conti correnti, mutui eccetera; per un 13% in titoli o buoni del tesoro; infine per un 75% in derivati e simili strumenti finanziari.
In tutto abbiamo qualcosa che ammonta a circa una dozzina di volte il PIL mondiale.
Tutto questo a spanne, ma non abbiamo bisogno di essere oltremodo precisi: le sproporzioni balzano all’occhio anche del più sprovveduto.

Bene, ancora schematizzando, le attività economiche sono quelle che creano valore da processi produttivi, di beni o servizi; le attività finanziarie sono quelle che creano valore dalla moneta stessa, da processi speculativi, creano cioè valore da se stesse – una sorta di partenogenesi.
Oggi è enorme la preponderanza di queste ultime che, come il barone di Münchhausen che pretendeva di sostenersi nel vuoto tirandosi su da solo per il proprio codino, alla fine sono collassate.
Ora, il mondo che questa finanziarizzazione si porta dietro è un mondo che negli ultimi decenni si è tolta la maschera rivelando il proprio vero volto: bieco, cinico, volgare, irresponsabile, violento, avido, opportunista, immorale, corrotto, perverso e chi più ne ha più ne metta; probabilmente scaltro ma in definitiva stolto.
Rappresenta, la ganga ristretta di umanità, l’elite, che oggi è riuscita a reggere le sorti non solo economiche ma anche politiche del mondo, trasformandolo in una vera e propria pornocrazia.
(Con ciò non intendo dire che l’altra ganga dell’umanità sia necessariamente migliore, solo che questa sicuramente è tra le peggiori e comunque non rappresenta l’umanità stessa.)

Storicamente il termine pornocrazia è stato coniato per designare il periodo del papato del X secolo, che comincia con papa Sergio III nel 904 e termina nel 964 con la morte di papa Giovanni XII (papa deterrimus di cui si diceva che avesse inventato peccati sino ad allora sconosciuti), durante il quale periodo i papi furono sotto l’influenza di donne corrotte (concubine più che prostitute, ma la differenza è opinabile, anche senza cadere nel moralismo), in particolare di Teodora e sua figlia Marozia che di fatto reggevano le sorti del Papato con eccessi di degrado morale, di ferocia, di perversione e corruzione davvero eccezionali anche per quei tempi.
Ma la pornocrazia in senso lato (quindi non tanto lo scambio tra favori sessuali e privilegi, e nemmeno il ruolo politico o pubblico che con la corruzione si riesce indirettamente ad esercitare), è la capacità di creare con il meretricio un potere personale attraverso la relazione col potente, sostituendo il potere del potente in modo capzioso e occulto (necessariamente occulto, se parliamo di democrazie).
La finanza moderna è questo che fa soprattutto: si impadronisce surrettiziamente delle leve del potere per usarlo a proprio vantaggio, anche quando il suo vantaggio individuale va contro gli interessi dei molti e anzi è finalizzato allo sfruttamento dei popoli stessi.
Incidentalmente, possiamo dire che il grimaldello principe per ottenere tutto ciò ha un nome: debito.
Così da millenni e per questo motivo tutte le grandi religioni della civiltà umana hanno originariamente condannato il debito e l’usura.

Ma torniamo alla pornocrazia.
Oggi, mi piace dire, la finanza sta all’economia come la pornografia sta alla sessualità (non dico neppure all’amore).
Ecco che, in questo senso, il capitalismo finanziario (turbocapitalismo o come lo vogliamo chiamare) è tipicamente un fenomeno pornocratico.
L’attuale politica pornocratica si è ovviamente tradotta in una cultura pornocratica (massime in Italia, con il ventennio berlusconiano, ma non solo qui), e questo collasso civile si riflette nell’immaginario collettivo.
Come quando sentiamo parlare di economia, per esempio a tambur battente nei media, sentiamo invece parlare di indici di borsa, di spread, di titoli, di debiti sovrani, di manovre – di attività finanziarie insomma; così quando vediamo rappresentata la sessualità, vediamo rappresentata una sessualità perversa o parodistica, pornografica insomma – e la pornografia oggi è infatti ovunque, ci assedia al punto tale che siamo assuefatti, non ce ne rendiamo neppure più conto: è massicciamente nella pubblicità e nel marketing, nella moda e nei costumi, nel lavoro e nel tempo libero, nell’impegno e nel divertimento, ma è anche nell’arte e nella cultura.
Tutti, volenti o nolenti, siamo oggi, chi più chi meno, pornografici ma, soprattutto, siamo complici e vittime della pornocrazia.
Politica ed economia vivono dunque nel mondo dell’osceno.
Non è più una questione di moralismo, che non ci spaventa più, è questione del trionfo di una morale unica che non è mai quello che sembra, anche se si mostra nella sua nudità.
Attraverso la pornocrazia e deregulation varie del progetto neoliberista, le elites finanziarie globali si sono impadronite dell’economia e poi della politica; la democrazia stessa oggi è sempre di più quindi semplicemente occasione di pornocrazia.
Proviamo a chiederci, per esempio, come mai un Berlusconi, pur essendo ben allineato sugli standard di degrado morale e corruzione delle elites globali, al punto da poterne rappresentare un vero e proprio campione, non è mai stato da loro amato ma anzi marginalizzato – mentre, per esempio, un Mussolini era molto ammirato anche nei paesi che poi scesero in campo contro di lui.
Bene, semplicemente perché Berlusconi toglie la maschera, svela il loro vero volto, il loro volto pornocratico.
Il capitolo seguente dovrà allora parlare di pornocrazia e di illegalità, ovvero di come la finanziarizzazione porti alla criminalizzazione del mondo, all’avvento di elites per le quali non esiste altra legge che quella dettata dai loro interessi qui ed ora, e di come già oggi attraverso la globalizzazione e la deterritorializzazione, nonché il controllo delle grandi agenzie sovranazionali (come FMI, WTO, BMC e oggi la BCE), sono i pornocrati che fanno e soprattutto disfanno le leggi.

Ma questo è un altro post.

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